L’Alchimia: il fascino eterno della trasmutazione

Dalla notte dei tempi  l’uomo  ricercatore, studioso e sperimentatore oltre il visibile ha sempre voluto indagare il mistero della vita e delle sue componenti  intuendo senza alcun dubbio che ciò che si definisce “materia” è per così dire il mezzo attraverso il quale agisce un “qualche cosa” di misterioso e invisibile.

L’alchimia è filosofia naturale, è  percorrere le orme della Natura,  conoscerne i fenomeni, esplorare  tutte le possibili combinazioni della suprema energia primordiale, saper “vedere” dove altri non vedono ed  è anche definita la “Grande Opera”. L’alchimista è un solitario che non cerca proseliti, non scrive per la gente ma per gli altri come lui perché l’alchimia è un circolo chiuso che adopera linguaggi noti solo agli adepti e coniuga “mistero” e “silenzio”. Tutto è avvolto nel “segreto”: questi studi, mette in guardia il Fulcanelli, sono pericolosi  perché riguardano la struttura della materia e della vita e possono essere diramate  al pubblico solo indicazioni generali dello studio alchemico.

Emerge quindi chiaramente il legame con la Chimica anche se le basi teoriche di queste due discipline sono diverse e il loro collante si rivela attraverso la “trasmutazione”: l’ossigeno e l’idrogeno che danno luogo all’acqua rappresentano infatti una trasmutazione; la chimica è la scienza dei fatti che poggia sull’esperienza, l’alchimia  indaga le cause e ricava le sue direttive dalla filosofia.

 Storicamente risale all’Egitto, almeno al 5000 a.c.: il “Libro egiziano dei morti” era un’opera alchemica che adoperava linguaggi e simboli segreti, misteriosi e intrisi di magia e l’Egitto era detto “Terra di Kem” (da Al-Kem, alchimia). Successe il periodo dei greci con Apollonio di Tiana, Artistotele, parallelamente si parlò anche di Alchimia cinese  ( “Libro dei Ching”), un’Alchimia Araba, quella del periodo romano e ancora sorvolando fino al grande Paracelso, un gigante, figura centrale della storia della Medicina che con la “spagiria” diede un nuovo indirizzo all’alchimia classica.

La carrellata dei personaggi prosegue con S. Agostino, Leonardo da Vinci, Girolamo Cardano fino ai nostri giorni con Francesco Severi, Francesco Pannaria, Fulvio Di Pascale e quindi la quantistica con le conferme e gli importanti apporti dati all’alchimia da questa grande e contemporanea branca della scienza.

Uno straordinario programma in 4 giornate di incontri dal 17 giugno al 21 luglio condotte  presso l’Accademia delle Arti Erboristiche in Roma, dal Prof. Claudio Cardella, Ingegnere meccanico, ricercatore, studioso ed autore di oltre 30 pubblicazioni scientifiche e testi sui rapporti tra filosofia naturale e fisica moderna.